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Spese di rappresentanza

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Messaggio  ANDREOTTI STEFANO il Sab 6 Nov 2010 - 1:58

L'attuale amministrazione ha l'usanza, in occasione di varie ricorrenze (ad esempio il 4 novembre), di organizzare, al termine della manifestazione, un rinfresco tra gli astanti (io lo chiamo il "mangia e bevi"). Non sono cifre esorbitanti ma sul piano prettamente giuridico-contabile ho parecchie perplessità.
Per caso esistono circolari ministeriali o pareri di Corti dei Conti in merito?
Grazie, Stefano.

ANDREOTTI STEFANO

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Messaggio  Paolo Gros il Sab 6 Nov 2010 - 4:36

Negli ordinamenti regionali e statali , come rilevato dalla Corte dei Conti, non sussiste una loro specifica disciplina legislativa. Verosimilmente il legislatore ha voluto, tacitamente, lasciare, all’autonomia normativa e contabile di ogni Amministrazione, il compito di regolamentare questo aspetto della spesa pubblica. Fra l’altro il R. D. 18.11.1923, n. 2440, all’art. 8 rinvia, a speciali regolamenti, la determinazione dei servizi che, per loro natura, debbono farsi in economia.
Effettivamente i vari regolamenti interni trattano la materia in questione, ma limitandosi ad enunciare le spese di rappresentanza, in quanto spese correnti, o ad inserirle tra quelle in economia, senza una loro analitica definizione e delimitazione.
Addirittura, taluni di essi non recano neanche la semplice indicazione di spese di rappresentanza e casuali.
Solo in alcuni casi, isolati, specifiche fonti normative regolamentari, coraggiosamente, descrivono analiticamente e delimitano la morfologia di tali spese.
La concreta mancanza di autodisciplina ha favorito, a volte, la formazione, da parte di amministratori e funzionari pubblici, di un atteggiamento agile e possibilista, tale da indurre, la Corte dei Conti ed il Giudice amministrativo, a reiterati pronunciamenti.
Il primo ingrediente necessario, ai fini di una azione pubblica legittima, è dato dalla adozione di uno specifico regolamento interno per le spese di rappresentanza e casuali.
Un valido esempio, in tal senso, è fornito dal ‘Regolamento per le spese di rappresentanza e talune spese di funzionamento nell’ambito del Consiglio nazionale delle ricerche’, adottato con D.P.C.M. 4 giugno 1987.
In ordine alla rispondenza, ad essi, delle attività di rappresentanza va, innanzitutto, rilevato che essa è determinata dal grado di idoneità delle medesime a mantenere o ad accrescere il prestigio dell’Amministrazione, inteso quale elevata considerazione, anche sul piano formale, del ruolo e della presenza attiva della medesima nel contesto sociale, interno ed internazionale. E’ evidente che il predetto grado di idoneità è ravvisabile soltanto in diretta connessione, da un lato, con la qualità dei soggetti che, in quanto espressione normativamente riconosciuta della istituzione, esplicano l’attività; dall’altro, con le circostanze temporali e modali dell’attività stessa che, per assumere una precisa valenza rappresentativa, devono avere il carattere della eccezionalità, rinvenirsi, cioè al di fuori delle ordinarie ed impersonali operazioni dell’amministrare.
Ne discende che un’attività di rappresentanza non può configurarsi se svolta da soggetti non particolarmente qualificati e che essa non ha ragion d’essere nell’ambito dei normali rapporti istituzionali e di servizio, anche se questi siano intrattenuti con soggetti estranei all’Amministrazione.
L’ufficialità dell’occasione e la rappresentatività di entrambi i soggetti del rapporto costituiscono, infatti, gli elementi la cui ricorrenza consente all’Amministrazione, dismessa la veste impersonale ed astratta che caratterizza il normale espletamento delle sue funzioni, di assumere una soggettività formale specificamente idonea ad esaltare il suo ruolo verso l’esterno.
La partecipazione dell’Ente alla vita di relazione deve essenzialmente ispirarsi all’intento di suscitare su di esso, sulla sua attività e suoi scopi, l’attenzione e l’interesse di ambienti e di soggetti qualificati, oltre che dell’opinione pubblica in generale, al fine di ottenere gli innegabili vantaggi che ad una pubblica istituzione derivano dal fatto di essere conosciuta, apprezzata e seguita nella sua azione a vantaggio della collettività.

Nella tua particolare fattispecie ( peraltro molto ricorrente ) ritengo che , ad eccezione che il tuo regolamento le abbia coraggiosamente previste, non siano spese di rappresentanza identificabili nell'analisi che ti ho enunciato.
Certo e' che siamo alle solite , e se l'importo e' molto contenuto, pur di non accendere o incremenatre dissapori con l'amministrazione , tali spese vengono coperte e ritenute lecite ma , detto tra colleghi , non lo sono per tutti imotivi che ti ho prima elencato non rispondendo ai requisiti stessi di " spesa di rappresentanza ".
Paolo Gros
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Messaggio  ANDREOTTI STEFANO il Lun 8 Nov 2010 - 4:25

Grazie Paolo. Tuttavia mi servirebbe un appiglio per giustificare perchè adesso le cose dovrebbero cambiare. Ho visto che hai citato genericamente "tale da indurre, la Corte dei Conti ed il Giudice amministrativo, a reiterati pronunciamenti".
Avresti alcuni di questi pronuciamenti? Mi sarebbero motlo utili.
Grazie ancora, ciao.
Stefano

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Messaggio  Paolo Gros il Lun 8 Nov 2010 - 10:13

vedi http://www.amcorteconti.it/giurisp/umb_rappresent.htm
o meglio ancora : http://www.amcorteconti.it/giurisp/umbria178_04.htm

http://wwwcontare.provincia.fe.it/Normativa/Normativa_2006/Delib_6_corte_conti.htm

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